Cenni storici tratti da "Galugnano — una storia minore" di F. M. Dell'Anna, con illustrazioni dell'architetto L. M. Dell'Anna.

Cenni storici

Galugnano è un grappolo di case abbarbicato sulle pendici di un'altura dell'entroterra salentino, a 11 km da Lecce percorrendo la statale 16 che da Lecce conduce a Maglie.

Le origini si perdono nella notte dei tempi. Così l'Arditi: «Credesi fondata dai Greci-Iapigi nell'anno del mondo 2000 (Maselli, Menolog. Stor. Sinotti dell'Archidiocesi d'Otranto)». Controverse le varie ipotesi sul riferimento storico dell'"anno del mondo": secondo l'Enciclopedia Universale Rizzoli-Larousse, la creazione del mondo si fa generalmente risalire tra il 5500 e il 5000 a.C. — se così fosse, Galugnano sarebbe stata fondata nel 3500 a.C.

Il filosofo e medico Girolamo Marciano di Leverano data invece la nascita di Cristo all'anno della creazione del mondo 3960: con questo conteggio la nascita di Galugnano risalirebbe al 1960 a.C.

Luigi Tasselli scrive che Idomeneo, figlio di Deucalione, raccogliendo i popoli dispersi della regione edificò Lecce nell'anno 2708 dopo la creazione del mondo. Allo stesso Idomeneo il Prof. Saverio La Scorsa attribuisce, dopo il suo vagare in cerca di nuove terre, anche la fondazione di Castro, Galatina, Diso, Nardò, Soleto — e Galugnano.

A testimonianza della preistoricità del territorio, menhir, specchie e dolmen arricchiscono l'intero Salento. Galugnano vanta due specchie (una ormai inesistente), tre menhir (uno andato distrutto), due insediamenti nelle zone oggi chiamate "Siosti" e "Ussano", e il sito "delle Lete". "Delle Lete" e "Curti Ecchì" sono i menhir sopravvissuti.

Il Salento, come la Puglia tutta, pur essendo abitato sin dal III millennio a.C., entra nella storia con lo sbarco di popolazioni dall'Illiria e dall'Epiro. I Greci chiamarono questi popoli Iapigi, distinti in Dauni, Peucezi e Messapi — questi ultimi, stanziati nel Salento sin da epoca preistorica, hanno lasciato a Galugnano le numerose specchie.

Che Galugnano abbia radici greche lo sospetta Giacomo Arditi: «I fabbricati sono quasi tutti antichi, rustici... mostrano ancora alcune porte e finestre di foggia greca» e ancora «un tempo parlavano il greco, ora non più... il suo nome potrebbe forse derivare dal greco Kalos (bello)» — ipotesi che l'autore non condivide. Giovanni Colella sospetta invece che il paese sia chiamato "Gallunium" in una carta greca del 1401, e che "Galunius" possa essere stato un nome greco.

Restano due scritte estemporanee a testimonianza: una nella cappella della Madonna della Neve e l'altra nel palazzo baronale Dellanos ("Cainayanon: Galugnano in una sorta di dialetto grecanico?"). Galugnano è del resto lambita dalla Grecìa Salentina, oggi ufficialmente riconosciuta: dalla forma abitativa "dispersa" — Galugnano, Lete, Siosti, Ussano — si passa a una forma "aggregata" in cui Galugnano fagocita gli altri tre insediamenti.

La conquista romana della Puglia inizia nel III secolo a.C. e si protrae sino al 476 d.C., caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Il Salento fu conquistato nel 266 a.C. e perduto nel VI secolo d.C.: Lecce fu conquistata da Totila, re dei Goti, nel 542 d.C., dai Greci nel 547 e riconquistata da Totila nel 549. Di quest'epoca restano il nome stesso di Galugnano e il selciato romano della ripida discesa della "Scaligghra", oggi ammantato di catrame.

Scomparse quasi del tutto "le puzze" (i pozzi, un tempo ventuno, arcaico sistema di raccolta dell'acqua piovana). Numerosi e ben conservati invece "i paiari", costruzioni campestri in pietrame a secco che, se non d'epoca, ne conservano certamente la tecnica costruttiva.

Secondo Luigi Tasselli, molte delle terre del Capo di Leuca che finiscono in "-ano" erano ville di soldati e centurioni romani, da cui il suffisso. Giovanni Colella ribadisce il concetto: Martignano da Martinus, Squinzano da Quinzio, Magliano da Manlio, Melpignano da Melpinius, Arnesano da Arnio — e Galugnano da Galonius.

Prima dell'attuale nome si è passati da Calignanu, Calugnanu, Galignano e Gallomano: quest'ultima dizione porta allo stemma civico che, come Gallipoli, innalza in primo piano il gallo (Gallo-niano, Galli-poli).

Per quanto riguarda le successioni feudali, si parte dal 1192 quando Tancredi d'Altavilla, Conte di Lecce, dona Galugnano a Giorgio Remanno. Nel 1285 signori e padroni sono i Dell'Acaya, insigniti da Carlo II d'Angiò — il più noto per il suo genio è l'architetto Gian Giacomo, che però con la sua sregolatezza costringe gli eredi a vendere la baronia il 6.10.1587 a Ramirez Dellanos, spagnolo amministratore di giustizia a Lecce. Pessimo amministratore, finito in galera e strozzato dai debiti anche per la costruzione del suo palazzo, il 15.3.1621 Dellanos vende tutto a Nicolò di Andrea Levanto, genovese insediatosi a Napoli.

Nel Cinquecento vede la luce la parrocchiale, poi abbattuta nel Novecento. Sotto i Levanto sorgono le due chiese dell'Annunziata e della Madonna della Pietà. Per debiti, il 9.5.1695 i Levanto cedono i beni galugnanesi a Gio: Geronimo Massa, nobile di Lecce.

I Massa governano per oltre un secolo, amati e riveriti — anche se la figura più nota della casata è quella "scapestrata" di Oronzo Massa che, entrato nell'esercito borbonico e passato al nemico, con la Repubblica Partenopea del 1799 raggiunge il grado di Generale. Ritornati i Borboni con l'aiuto dell'ammiraglio Nelson, viene fucilato il 14 agosto 1799 e appeso nel cortile della caserma del Carmine a Napoli.

Nel 1810, in seguito al tornado napoleonico, Murat emana i decreti che dichiarano decadute le baronie: è la fine dei Massa come baroni. L'Università di Galugnano viene aggregata a quella di San Donato di Lecce e, nel 1866 con l'avvento dei Savoia, ridotta al rango di Frazione di San Donato di Lecce.

Da ricordare, negli anni Sessanta dell'Ottocento, la costruzione del palazzo Boccadamo e, negli anni Cinquanta del Novecento, l'abbattimento della vecchia parrocchiale e la costruzione della nuova ad opera del parroco, oggi emerito, Mons. Pasquale Caputo.

Fra i personaggi galugnanesi degni di nota: a cavallo fra Sette e Ottocento i notai Pasquale e Vincenzo Licastro, padre e figlio, e Domenico De Sanctis. Nell'Ottocento il Dott. Paolo De Sanctis, capo dei "Filadelfi" locali e Sindaco della centrale Università di San Donato con alti ideali di libertà e democrazia. Nel Novecento, il fiore all'occhiello della piccola comunità: il Prof. Gino Dell'Anna.

Gino Dell'Anna nasce a Gallipoli il 21 giugno 1930. Si laurea in chimica nel 1954 e si dedica alla ricerca scientifica: assistente e poi aiuto cattedra di mineralogia all'Università di Bari, quindi professore di geochimica e giacimenti minerari, libero docente nel 1971 e Professore Ordinario nel 1975. Dirige l'Istituto di Mineralogia e Petrografia dal 1981 al 1983 e il Dipartimento Geomineralogico dal 1983 al 1986. Individua nelle grotte di Castellana un nuovo minerale, presentato come "francoanellite" in omaggio all'amico Franco Anelli, scopritore delle grotte. Muore il 12 agosto 1992: oggi l'Università di Bari gli ha dedicato un'aula e Galugnano una via.

Stemma civico

Gli stemmi araldici fecero la loro comparsa nel XII secolo per distinguere i combattenti in guerra e nei tornei, ma solo fra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento il loro uso divenne comune. Come scrive Salvatore Panareo, nella mania di darsi un'arme anche fuori da ogni tradizione, per Gallipoli la scelta del Gallo fu quasi automatica, ricorrendo al favoloso Idomeneo che lo avrebbe introdotto.

Galugnano, come Gallipoli e verosimilmente nello stesso periodo, sceglie un gallo ardito posto su un ceppo di colonna, sovrastato da tre stelle sfalsate a sei raggi — la centrale, più in alto delle altre due, è una cometa. L'ultima e oggi unica testimonianza è scolpita sul seicentesco paliotto dell'altare dell'Arcangelo Michele nella chiesa parrocchiale; un'altra, andata perduta, era sull'ovale sovrastante l'altare del Cuore di Gesù, sempre nella parrocchiale, e un'altra ancora sul prospetto delle vecchie scuole elementari in piazza Vittorio Emanuele II.

Il gallo è simbolo del guerriero prode, della vigilanza, del coraggio, della vittoria e della salute.

Stemma civico di Galugnano: gallo ardito su ceppo di colonna sovrastato da tre stelle
Lo stemma civico di Galugnano.
  1. Giacomo Arditi, La Provincia di Lecce. Bozzetti di Viaggio, Lecce 1888, vol. II, pp. 334-35 — ristampa fotomeccanica, Galatina 1975.
  2. Girolamo Marciano, Descrizione, Origini e Successioni della Provincia d'Otranto, prima edizione 1885 — ristampa fotomeccanica, Congedo Editore, 1966, pp. 82-83.
  3. Luigi Tasselli, Antichità di Lecce, Lecce 1859, p. 83.
  4. Saverio La Scorsa, Leggende di Puglia, Tip. Levante, Bari 1958, pp. 235-36.
  5. Giacomo Arditi, La Coreografia Fisica e Storica della Provincia di Terra d'Otranto, Lecce 1879/1885, p. 223-24.
  6. Giovanni Colella, Toponomastica Pugliese, Vecchi e C. Editori, Trani 1941, p. 443.
  7. Ferrante Tanzi, L'Archivio di Stato di Lecce, Lecce, Stab. Tip. Giurdignano, 1902, pp. 27-39.
  8. Luigi Antonio Montefusco, Le Successioni Feudali in Terra d'Otranto, Tip. A. Rizzo Novoli, 1994, pp. 204-207.