La Parrocchiale

Chiesa parrocchiale di Galugnano Rosone della chiesa parrocchiale
La parrocchiale e il suo rosone centrale.

La prima parrocchiale nota è la chiesa di San Nicola, già "antica" nel 1522. Alla fine del Cinquecento le subentra la chiesa dedicata prima a Maria SS. Assunta e poi all'Immacolata: l'altare di San Michele Arcangelo reca la data 1605, e i lavori si concludono nel 1618, come riportato sulla porta maggiore. Nel 1912–13 la chiesa viene ampliata di circa 20 mq e il prospetto ricostruito tre metri più avanti, conservando solo il rosone circolare originale.

Il vero spartiacque arriva con Don Pasquale Caputo (poi Monsignore), giunto il 10 luglio 1943. Nel 1951 avvia un ampliamento con due navate laterali, ma i grandi pilastri necessari finiscono per ostruire la vista dell'altare: si decide così, nel 1952, di demolire interamente la vecchia chiesa e ricostruirla. I lavori terminano nel 1955: inaugurazione il 7 maggio, con la benedizione dell'Arcivescovo Mons. Raffaele Calabria. Il costo complessivo è di 10.769.375 lire, in parte coperte dallo Stato, dal Papa e da una colletta popolare di oltre 3,4 milioni di lire.

Seguono il campanile (1956) e il nuovo organo (1965, realizzato dalla ditta Bevilacqua dell'Aquila). Gli interni vengono arricchiti negli anni con banchi, Via Crucis, balaustra e pulpito in marmo, e affreschi dell'abside opera di Americo Buscicchio e Umberto Colonna. Nel 1993, per il cinquantesimo di sacerdozio di Mons. Caputo, viene inaugurato il portone bronzeo centrale a otto riquadri; nel 1998 i due portoni laterali, opera del Maestro Lorenzo Ciccarese.

Cappella di Maria SS. della Neve

Già nota come "Abbazia di Maria SS. della Neve" o "delle Pisanei" in scritture cinquecentesche conservate all'Archivio Diocesano di Otranto, la piccola chiesa — di probabile costruzione quattrocentesca — conserva all'interno affreschi restaurati. Sorge in aperta campagna, fuori le mura, meta di un'antica processione ogni 6 agosto (si veda anche Feste, fiere e sagre).

Chiesa dell'Annunziata e chiesa dell'Addolorata

La chiesa di Maria SS. Annunziata, costruita nel 1665, è considerata un vero gioiello del barocco salentino. La chiesa cimiteriale di Maria SS. Addolorata, del 1675, sorge invece sulla "cunegghra" (piccola cappella preesistente) e ne conserva, con una soluzione a due altari sovrapposti, l'antica icona originaria.

Palazzo Boccadamo

Palazzo Boccadamo

Il retrostante del palazzo presenta tracce cinquecentesche, mentre la parte prospettica è legata all'antica chiesa di San Giovanni Battista, presente sul sito fino alla prima metà dell'Ottocento. Nel 1774 l'edificio appartiene al nobile leccese Francesco Prato; nel 1809 vi abita il notaio Domenico De Santis.

Attorno al 1860–65 il figlio del notaio, Padre Raffaele De Santis (missionario Vincenziano), fa costruire la parte prospettica ed eleva una cappella dedicata a San Giovanni Evangelista. Nel 1866, con la requisizione del convento leccese dei Vincenziani da parte dei Savoia, il palazzo diventa per un periodo sede dei Padri Missionari. Alla morte di Padre Raffaele (1882), l'eredità passa ai Padri Missionari, che nel 1886 la vendono a Oronzo Bernardini Marrese. Nel 1911 il palazzo risulta di proprietà dell'avvocato Domenico Boccadamo, che ne cura un attento restauro. Oggi appartiene alla famiglia Cucurachi, dopo il matrimonio di Donna Maria Boccadamo con il medico condotto Don Pippi Cucurachi.

Palazzo Dellanos

Palazzo Dellanos Portale d'ingresso di Palazzo Dellanos
Palazzo Dellanos e il suo portale d'ingresso.

Impossibile stabilire la data esatta di costruzione: mancano epigrafi e i lavori, saltuari, restano tuttora incompleti. Il Regio Baglivo Ramirez Dellanos, acquistato il feudo di Galugnano dai Dell'Acaya il 6 ottobre 1587, avvia probabilmente subito i lavori per una fabbrica quadrangolare a due piani con ampio giardino interno — completando in questa prima fase solo l'ala sud e la parte prospettica fino al portone d'ingresso. Elementi costruttivi, fra cui un monumentale camino, fanno pensare che parti di una struttura preesistente siano state inglobate nel progetto.

Palazzetto Camataro e Arco dei Dell'Acaya

Arco dei Dell'Acaya in via Pozze Palazzetto Camataro
L'arco cinquecentesco in via Pozze e il Palazzetto Camataro.

I Dell'Acaya governarono la baronia per 303 anni (1284–1587) senza mai risiedervi stabilmente, gestendola tramite governatori. Il cinquecentesco arco in via Pozze, restaurato dall'ANAS, è attribuito dallo studioso Michele Paone all'architetto Gian Giacomo dell'Acaya, per analogie con l'ospedale dello Spirito Santo di Lecce. Il vicino palazzetto in Largo Umberto I fu invece la residenza dei governatori Camataro, poi osteggiati dal nuovo barone Ramirez Dellanos dopo l'acquisto della baronia.

Monumento ai caduti

Nel 1921 un comitato di cittadini ottiene dal Comune di San Donato di Lecce l'autorizzazione a erigere in Largo Giordano una colonna commemorativa in pietra leccese per i caduti galugnanesi della Grande Guerra. La colonna resta in piedi fino al 1965, quando viene sostituita dall'attuale monumento, patrocinato da Mons. Pasquale Caputo su progetto di Nino Sisinni di Maglie e finanziato da una sottoscrizione popolare e da un contributo comunale di 100.000 lire.

Edicole sacre e case a corte

Edicola sacra nel centro storico di Galugnano
Una delle edicole sacre del centro storico.

Il centro storico di Galugnano conserva numerose piccole edicole votive, costruite fra il Cinquecento e il Novecento — testimonianza di una religiosità popolare diffusa, spesso legata a grazie ricevute. Fra le più significative: quella di Sant'Antonio in via Pozze (anni '40 del '900), gli affreschi cinquecenteschi del cortile di San Francesco, la Madonna della Provvidenza (primo Seicento), l'edicola di San Michele in Piazza Umberto (voluta da Michela Arcangela Peccarisi per una grazia ricevuta), la Madonna col Bambino in stile naïf di metà Ottocento in via San Salvatore, e l'edicola di San Lazzaro — un tempo al centro della festa popolare "Santu Lazzaru te le marange", con falò propiziatori e la tradizionale "battaglia delle arance amare", scomparsa con la Seconda guerra mondiale.

Corte cinquecentesca in via Pozze Corte cinquecentesca, probabile residenza della Baronessa Massimilla Dell'Anna
Corti cinquecentesche in via Pozze; quella a sinistra, probabile residenza della Baronessa Massimilla Dell'Anna.

Menhir, dolmen e specchie

Testimonianze di preistoricità sparse nella campagna galugnanese. Il menhir "delle Lete", alto 4,70 m, è il secondo per altezza fra tutti i menhir salentini; il menhir "Curti Ecchi" nei pressi della stazione ferroviaria è alto 3 metri. Un tempo esisteva anche un menhir su via San Nicola, distrutto nel 1955 durante i lavori di spianamento della strada voluti da Mons. Caputo.

Menhir delle Lete Menhir Curti Ecchi
Il menhir "delle Lete" e il menhir "Curti Ecchi".

I dolmen (dal bretone dol, tavola, e men, pietra) sono monoliti informi, singoli o sovrapposti a secco, che formano colonne su cui poggia una lastra di pietra grezza: sepolcri, altari o luoghi di culto, secondo le ipotesi.

Le specchie — dal latino specula, osservatorio — erano probabilmente posti di vedetta, costruite sovrapponendo blocchi di pietra con la stessa tecnica dei "pajari". Secondo il De Giorgi potevano raggiungere i 15–25 metri, un'altezza paragonabile ai nuraghi sardi più elevati, e sono generalmente attribuite ai Messapi, giunti nel Salento dall'Illiria intorno al 1000 a.C. Nella campagna verso San Salvatore si trova la "specchia Caggiune", detta anche "del diavolo" per una leggenda popolare su un tesoro nascosto — una gallina d'oro con ventuno pulcini, custodito da un incantesimo che si scioglie solo a mezzanotte, in notte di luna piena, con un prete e una capra al seguito.

La "Cunegghra" della Madonna del Latte

Resti della Cunegghra della Madonna del Latte Ruderi della Cunegghra della Madonna di Linzate
La "cunegghra" della Madonna del Latte, oggi restaurata, e i ruderi di quella della Madonna di Linzate.

Le "cunegghre" (dal latino conella) erano minuscole cappelle campestri costruite ai bordi delle antiche strade, con un'icona — quasi sempre mariana — che offriva un momento di sosta e preghiera a contadini, pastori e viandanti. Molte chiese di Galugnano sorgono proprio su una "cunegghra" preesistente. Quella della Madonna del Latte, sulla vecchia strada per Soleto a tre chilometri dal paese, è oggi ridotta a un cumulo di rovine, con l'antica icona della Vergine che allatta ormai perduta.

Lu Paritune

Lu Paritune, muraglione in pietra a secco

Un imponente muraglione in pietra a secco — largo oltre due metri alla base — che corre per chilometri attraverso il feudo di Galugnano e Specchia Rosa fino a Soleto. Alleggerito nel tempo per la costruzione di strade e piste aeroportuali, potrebbe aver delimitato l'antico confine fra gli agri di Soleto e Lecce, oppure corrispondere al "limitone" di un'antica strada messapica, citata anche da Strabone, che collegava Otranto alla via Appia passando per Cavallino e Oria.